Momenti storici - Quarantena
oggi sono due mesi che non esco di casa se non per fare la spesa.
il prossimo 3 Maggio, a quanto pare, sarà l'ultimo giorno di questa FASE1, come la chiamano.
Il 3 Maggio, una data importante per me:
- 3 Maggio 1971 - Nasce la mia sorellina, Elena. Un rapporto di odio-amore che rimarrà immutato in eterno;
- 3 Maggio 2019 - Ioana si trasferisce in Italia ed è il giorno uno della mia nuova vita;
- 3 Maggio 2020 - Ultimo giorno della vita nella FASE1 - inizio di una nuovo modo di vivere.
In questo periodo una delle domande e delle riflessioni che tornano più spesso riguarda il 'come sarà dopo'?
Si parla molto del fatto che questo periodo possa avere fatto rivedere le scale di priorità e il modo di vivere.
Sulla prima ho forti dubbi, sulla seconda qualcuno meno.
La ragione è presto detta: nel primo caso dipende da noi, dalla nostra volontà di cambiare le cose: nel secondo caso si tratta di qualcosa che viene dall'esterno. E l'uomo si adatta più facilmente se si tratta di condizioni esterne che ci piacciano o meno. Al più trova delle scorciatoie ma si adatta.
Troppo pochi due mesi per cambiare le proprie priorità. Ci eravamo illusi che potesse essere così, mi ero illuso.
Nel giro di pochissimi giorni è bastato osservare come hanno reagito le persone alla necessità di stare a casa e si è capito che non sarebbe cambiato nulla da questo punto di vista.
Chi faceva sport continua a fare sport, chi amava cucinare continua a farlo, chi si diverte con i lavori manuali in casa continua a farlo. Chi era pigro continua ad essere pigro.
Si sono acutizzate o rivitalizzate alcune passioni, alcune caratteristiche (tra cui, una su tutte, quella di arrangiarsi) e si dedica un tempo e una modalità diversa a ciò che abbiamo sempre coltivato. Il COVID-19 non ci ha cambiati. Ci ha soli resi più consapevoli di come siamo, forse e se ci siamo soffermati a pensare.
Fine della storia e della poesia sul grande cambiamento.
Rimaniamo degli individui la cui priorità è il benessere individuale nel senso più esteso possibile.
Sto a casa solo perché sono obbligato ma che noia è un po' quello che percepisco dai più.
Non c'è più un vero momento di 'silenzio', i metodi di comunicazione con cui ci siamo abituati a fare i conti ci parlano tutto il giorno, continuativamente. A volte, spesso, senza dirci nulla di interessante ma è un pulsare continuo.
Qualche giorno fa, durante una delle ennesime ed infinite riunioni telefoniche, avevamo i microfoni aperti ed era irritante sentire il trillare senza soluzione di continuità di telefoni e computer che ci informavano di questa o di quella cosa che stava accadendo. Il potere distraente delle notifiche.
Insomma, no, non mi sembra di vedere che abbiamo cambiato le priorità. Abbiamo solo imparato a gestire le cose in un modo diverso. Non sono convinto che sia migliore, il contrario, ma ci siamo adeguati.
Telefonate a qualsiasi ora del giorno, interruzioni che prima non ci permettevamo - scusa un attimo che devo dire una cosa a mio figlio/marito/fidanzato, devo scolare la pasta, etc... Ma la sostanza è che siamo sempre connessi.
Baricco le chiama vibrazioni. E' una delle poche cose che del suo libro 'The Game'
non condivido. Il concetto di vibrazione lo associo a qualcosa di positivo che questo pulsare non ha. Ma forse perché io non faccio parte di quella sotto-elite del gioco che sa come galleggiare sulla superficie della tecnologia che abbiamo a disposizione oggi.
E questo mi dà più da pensare su come cambieranno gli stili di vita da qui in avanti.
Anche di questo si parla molto.
In questi giorni ho notato qualcosa che mi faceva sentire come se fossi in vacanza anche solo stando in terrazzo. Fermare le auto e le aziende ma tenere le caldaie accese non ha avuto un effetto negativo sull'inquinamento. L'aria è più respirabile anche in città.
Questa però non può essere una ragione per cui le persone tenderanno a rimanere a casa anche dopo il lockdown. La ragione vera per rimanere a casa o cambiare i nostri stili di vita potrebbe essere la paura di contagio, il contatto con le persone.
Speravo iniziasse una campagna per l'uso della bicicletta ma non se ne parla se non in modo molto timido per ora. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto ma è un modo di vivere. Se vado in bicicletta ciò che faccio mentre vado in bicicletta è solo andare in bicicletta, è movimento, è utilizzare strade alternative, è anche vestirsi in un modo diverso. Porta con sé la possibilità di muoversi da soli ad una distanza minima di un metro (la dimensione della bicicletta lo impone). Chissà se lo capiremo o se diremo che non tutti possono permettersi di usare la bici (come se nei paesi nordici fossero tutti dei Superman - o, per non andare lontano, come se nelle città italiane in cui è diffusa la bici fossero tutti Superman!).
E ho iniziato a vedere il balletto delle polemiche a cui noi italiani in particolare siamo avvezzi: ancora prima di decidere cosa e come farlo stiamo già polemizzando e alla fine non ci troviamo d'accordo su nulla e la bicicletta non verrà sdoganata come mezzo di trasporto moderno.
Ma allora cosa potrebbe cambiare in modo definitivo?
Penso alla mia giornata tipo sia professionale che personale: penso alle visite clienti, ai viaggi interminabili fatti di soste nelle stazioni di servizio, viaggi in treno o in aereo, cene nei ristoranti, notti in hotel, visite clienti, strette di mano, sale riunioni, taxi e anche camminate in città sconosciute per muoversi da un posto all'altro.
Penso agli allenamenti in spazi chiusi ma anche in spazi aperti a tutte quelle 'possibilità di assembramento' (per esempio penso alla fase di partenza di una gara - migliaia di persone stipate in pochi metri!).
Tutte queste nostre abitudini quanto potrebbero cambiare?
Potrebbe essere arrivato il momento in cui molti 'mestieri' possano cambiare radicalmente per evitare i contatti?
Questi che invece sono temi legati al contatto, alla possibilità di contagio, alla paura e all'amplificazione dell'individualità potrebbero essere invece temi che ci possono portare incontro a cambiamenti radicali.
Pochi giorni fa leggevo una notizia nella quale si parlava del fatto che in Cina ed in Giappone stanno facendo fatica a convincere le persone ad uscire di casa.
Probabilmente è una cosa che succederà anche qui. L'euforia da uscita ci contagerà senz'altro (soprattutto per via del fatto che siamo passati direttamente dall'inverno all'estate ed alle giornate lunghe) ma sono molto scettico sul fatto che vorremo stare gli uni vicino agli altri.
Basta guardare come ci temiamo a distanza ed osservare alcune reazioni che stiamo annotando (pestaggi a persone che corrono, lettere minatorie da parte dei vicini a chi lavora in strutture ospedaliere - articolo comparso realmente sul Corriere e scritto da Gramellini).
E poi penso alla tecnologia. Ci ha aiutato molto, in questo periodo, a non sentirci isolati. Ma quanto di ciò che ha portato in questo periodo nelle nostre case tornerà nel cassetto dei ricordi poi?
The Game, ancora una volta, è illuminante su come siano cambiati uomo e tecnologia nel tempo e su come l'uomo sia entrano nel 'gioco' (un concetto molto semplice da comprendere se si segue il ragionamento dell'autore).
Un processo accelerato di trasformazione della quotidianità spinto dal circolo vizioso legato alla situazione attuale ed all'adozione della tecnologia (adozione della tecnologia, per il momento, non va di pari passo all'interno delle aziende e comunque non procede in modo così spedito ed agile, ma questo è un'altra storia) che porterà sicuramente a nuove pratiche. Giusto ieri una persona con cui ero in riunione raccontava del suo colloquio con i professori fatto in Zoom e che ha trovato proficuo e che le ha fatto risparmiare un sacco di tempo. In effetti non avevo pensato a questo.
Ma proprio questo esempio mi porta a pensare a quanto diventeranno 'impersonali' i rapporti umani.
Quanto ci allontaneremo? e ancora, pensando ad esempio al mio di 'mestiere', quanto cambierà?
Se penso che una delle ragioni per cui ho scelto di proseguire in questa direzione è stata la possibilità di entrare in contatto con le persone, di fare grandi viaggi in solitudine immerso nei miei pensieri e guardando l'Italia (o il mondo) scorrere fuori dal finestrino.
Che ne sarà di questo, così come mi domando cosa succederà alle nostre vacanze, ai fine settimana, alle gare, alle gite in montagna. Cosa succederà a tutto questo?
Riusciremo, avremo modo di vivere ancora a contatto con il mondo? Quello che ci fa percepire i colori, gli odori, le emozioni che, per esempio, un'alba od un tramonto ci danno senza guardarli attraverso una finestra o, peggio, un apparato mobile?
Penso alle nostre nuove generazioni che, oltre ad avere vissuto questo momento, vivranno una nuova rinascita che potrebbe essere bellissima ma anche meno bella.
Loro per primi, che si adattano ed imparano velocemente, hanno fatto i conti con la tecnologia ancora più di noi.
Noi, quasi tutti, eravamo abituati ad usare il telefono, il tablet, a fare video-conferenze o riunioni telefoniche.
A loro si è ribaltato il mondo ed ha subito un'accelerazione che potrebbe segnare una strada di non ritorno.
Mi auguro che, si la tecnologia ci aiuti, che il Virus ci abbia resi più consapevoli rispetto ad alcune cose (come le norme igieniche, la non superficialità nel trattare certe cose, piuttosto che la possibilità di dare delle priorità e delimitare le proprie giornate) ma d'altra parte mi auguro che ci permetta di ricordare quanto ci sia mancata l'aria aperta, il calore del sole, l'odore della pioggia, il contatto di un abbraccio o anche solo di una stretta di mano, che ci faccia ricordare quanto ci sono mancate le persone care, quante parole abbiamo detto a chi non vedevamo e che ci renda diversi e, in qualche modo, ci faccia fare un passo indietro, o avanti, verso una relazione più 'umana'. Non necessariamente così frequente (anche laddove non necessaria o evitabile) ma più di qualità.
Sento che questa potrebbe essere una grande opportunità per ribaltare alcune cose anche per via del senso di essenzialità che in alcuni ambiti si sono fatti spazio.
Vorrei decidere, almeno, per me stesso, che questa sia un momento di riflessione che mi aiuti a fare emergere la parte migliore di me a farmi evolvere verso una forma di me stesso che mi piaccia di più e che negli anni ho avuto la sensazione di avere perso e non avere più ritrovato.
In qualche modo questa necessità di stare fisicamente 'fermi' in un luogo vorrei mi desse, mi avesse dato il modo per riconoscere cosa vorrei tenere e cosa no.
Non ho molta fretta di 'uscire nel mondo', vorrei ancora un po' di tempo perché secondo me la fase di decelerazione non si è ancora completata. Avere più tempo per rendere più stabili e radicati gli appoggi che serviranno per 'ripartire'.
Un po' temo che questa per me sia una esigenza ma che sia qualcosa di cui avremmo realmente bisogno.
Non abbiamo avuto il tempo per fare sedimentare alcune cose e siamo già tutti sui blocchi di partenza per partire a mille e riperderci nel flusso delle cose che accadranno in un equilibrio che ancora non c'è, che non si è ricreato ed ho la sensazione che sia presto, troppo presto.
Fisso questi momenti in modo che possa un giorno anche tornare a rileggerli e vedere cosa è successo.
non corro ma
pedalo
il prossimo 3 Maggio, a quanto pare, sarà l'ultimo giorno di questa FASE1, come la chiamano.
Il 3 Maggio, una data importante per me:
- 3 Maggio 1971 - Nasce la mia sorellina, Elena. Un rapporto di odio-amore che rimarrà immutato in eterno;
- 3 Maggio 2019 - Ioana si trasferisce in Italia ed è il giorno uno della mia nuova vita;
- 3 Maggio 2020 - Ultimo giorno della vita nella FASE1 - inizio di una nuovo modo di vivere.
In questo periodo una delle domande e delle riflessioni che tornano più spesso riguarda il 'come sarà dopo'?
Si parla molto del fatto che questo periodo possa avere fatto rivedere le scale di priorità e il modo di vivere.
Sulla prima ho forti dubbi, sulla seconda qualcuno meno.
La ragione è presto detta: nel primo caso dipende da noi, dalla nostra volontà di cambiare le cose: nel secondo caso si tratta di qualcosa che viene dall'esterno. E l'uomo si adatta più facilmente se si tratta di condizioni esterne che ci piacciano o meno. Al più trova delle scorciatoie ma si adatta.
Troppo pochi due mesi per cambiare le proprie priorità. Ci eravamo illusi che potesse essere così, mi ero illuso.
Nel giro di pochissimi giorni è bastato osservare come hanno reagito le persone alla necessità di stare a casa e si è capito che non sarebbe cambiato nulla da questo punto di vista.
Chi faceva sport continua a fare sport, chi amava cucinare continua a farlo, chi si diverte con i lavori manuali in casa continua a farlo. Chi era pigro continua ad essere pigro.
Si sono acutizzate o rivitalizzate alcune passioni, alcune caratteristiche (tra cui, una su tutte, quella di arrangiarsi) e si dedica un tempo e una modalità diversa a ciò che abbiamo sempre coltivato. Il COVID-19 non ci ha cambiati. Ci ha soli resi più consapevoli di come siamo, forse e se ci siamo soffermati a pensare.
Fine della storia e della poesia sul grande cambiamento.
Rimaniamo degli individui la cui priorità è il benessere individuale nel senso più esteso possibile.
Sto a casa solo perché sono obbligato ma che noia è un po' quello che percepisco dai più.
Non c'è più un vero momento di 'silenzio', i metodi di comunicazione con cui ci siamo abituati a fare i conti ci parlano tutto il giorno, continuativamente. A volte, spesso, senza dirci nulla di interessante ma è un pulsare continuo.
Qualche giorno fa, durante una delle ennesime ed infinite riunioni telefoniche, avevamo i microfoni aperti ed era irritante sentire il trillare senza soluzione di continuità di telefoni e computer che ci informavano di questa o di quella cosa che stava accadendo. Il potere distraente delle notifiche.
Insomma, no, non mi sembra di vedere che abbiamo cambiato le priorità. Abbiamo solo imparato a gestire le cose in un modo diverso. Non sono convinto che sia migliore, il contrario, ma ci siamo adeguati.
Telefonate a qualsiasi ora del giorno, interruzioni che prima non ci permettevamo - scusa un attimo che devo dire una cosa a mio figlio/marito/fidanzato, devo scolare la pasta, etc... Ma la sostanza è che siamo sempre connessi.
Baricco le chiama vibrazioni. E' una delle poche cose che del suo libro 'The Game'
non condivido. Il concetto di vibrazione lo associo a qualcosa di positivo che questo pulsare non ha. Ma forse perché io non faccio parte di quella sotto-elite del gioco che sa come galleggiare sulla superficie della tecnologia che abbiamo a disposizione oggi.
E questo mi dà più da pensare su come cambieranno gli stili di vita da qui in avanti.
Anche di questo si parla molto.
In questi giorni ho notato qualcosa che mi faceva sentire come se fossi in vacanza anche solo stando in terrazzo. Fermare le auto e le aziende ma tenere le caldaie accese non ha avuto un effetto negativo sull'inquinamento. L'aria è più respirabile anche in città.
Questa però non può essere una ragione per cui le persone tenderanno a rimanere a casa anche dopo il lockdown. La ragione vera per rimanere a casa o cambiare i nostri stili di vita potrebbe essere la paura di contagio, il contatto con le persone.
Speravo iniziasse una campagna per l'uso della bicicletta ma non se ne parla se non in modo molto timido per ora. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto ma è un modo di vivere. Se vado in bicicletta ciò che faccio mentre vado in bicicletta è solo andare in bicicletta, è movimento, è utilizzare strade alternative, è anche vestirsi in un modo diverso. Porta con sé la possibilità di muoversi da soli ad una distanza minima di un metro (la dimensione della bicicletta lo impone). Chissà se lo capiremo o se diremo che non tutti possono permettersi di usare la bici (come se nei paesi nordici fossero tutti dei Superman - o, per non andare lontano, come se nelle città italiane in cui è diffusa la bici fossero tutti Superman!).
E ho iniziato a vedere il balletto delle polemiche a cui noi italiani in particolare siamo avvezzi: ancora prima di decidere cosa e come farlo stiamo già polemizzando e alla fine non ci troviamo d'accordo su nulla e la bicicletta non verrà sdoganata come mezzo di trasporto moderno.
Ma allora cosa potrebbe cambiare in modo definitivo?
Penso alla mia giornata tipo sia professionale che personale: penso alle visite clienti, ai viaggi interminabili fatti di soste nelle stazioni di servizio, viaggi in treno o in aereo, cene nei ristoranti, notti in hotel, visite clienti, strette di mano, sale riunioni, taxi e anche camminate in città sconosciute per muoversi da un posto all'altro.
Penso agli allenamenti in spazi chiusi ma anche in spazi aperti a tutte quelle 'possibilità di assembramento' (per esempio penso alla fase di partenza di una gara - migliaia di persone stipate in pochi metri!).
Tutte queste nostre abitudini quanto potrebbero cambiare?
Potrebbe essere arrivato il momento in cui molti 'mestieri' possano cambiare radicalmente per evitare i contatti?
Questi che invece sono temi legati al contatto, alla possibilità di contagio, alla paura e all'amplificazione dell'individualità potrebbero essere invece temi che ci possono portare incontro a cambiamenti radicali.
Pochi giorni fa leggevo una notizia nella quale si parlava del fatto che in Cina ed in Giappone stanno facendo fatica a convincere le persone ad uscire di casa.
Probabilmente è una cosa che succederà anche qui. L'euforia da uscita ci contagerà senz'altro (soprattutto per via del fatto che siamo passati direttamente dall'inverno all'estate ed alle giornate lunghe) ma sono molto scettico sul fatto che vorremo stare gli uni vicino agli altri.
Basta guardare come ci temiamo a distanza ed osservare alcune reazioni che stiamo annotando (pestaggi a persone che corrono, lettere minatorie da parte dei vicini a chi lavora in strutture ospedaliere - articolo comparso realmente sul Corriere e scritto da Gramellini).
E poi penso alla tecnologia. Ci ha aiutato molto, in questo periodo, a non sentirci isolati. Ma quanto di ciò che ha portato in questo periodo nelle nostre case tornerà nel cassetto dei ricordi poi?
The Game, ancora una volta, è illuminante su come siano cambiati uomo e tecnologia nel tempo e su come l'uomo sia entrano nel 'gioco' (un concetto molto semplice da comprendere se si segue il ragionamento dell'autore).
Un processo accelerato di trasformazione della quotidianità spinto dal circolo vizioso legato alla situazione attuale ed all'adozione della tecnologia (adozione della tecnologia, per il momento, non va di pari passo all'interno delle aziende e comunque non procede in modo così spedito ed agile, ma questo è un'altra storia) che porterà sicuramente a nuove pratiche. Giusto ieri una persona con cui ero in riunione raccontava del suo colloquio con i professori fatto in Zoom e che ha trovato proficuo e che le ha fatto risparmiare un sacco di tempo. In effetti non avevo pensato a questo.
Ma proprio questo esempio mi porta a pensare a quanto diventeranno 'impersonali' i rapporti umani.
Quanto ci allontaneremo? e ancora, pensando ad esempio al mio di 'mestiere', quanto cambierà?
Se penso che una delle ragioni per cui ho scelto di proseguire in questa direzione è stata la possibilità di entrare in contatto con le persone, di fare grandi viaggi in solitudine immerso nei miei pensieri e guardando l'Italia (o il mondo) scorrere fuori dal finestrino.
Che ne sarà di questo, così come mi domando cosa succederà alle nostre vacanze, ai fine settimana, alle gare, alle gite in montagna. Cosa succederà a tutto questo?
Riusciremo, avremo modo di vivere ancora a contatto con il mondo? Quello che ci fa percepire i colori, gli odori, le emozioni che, per esempio, un'alba od un tramonto ci danno senza guardarli attraverso una finestra o, peggio, un apparato mobile?
Penso alle nostre nuove generazioni che, oltre ad avere vissuto questo momento, vivranno una nuova rinascita che potrebbe essere bellissima ma anche meno bella.
Loro per primi, che si adattano ed imparano velocemente, hanno fatto i conti con la tecnologia ancora più di noi.
Noi, quasi tutti, eravamo abituati ad usare il telefono, il tablet, a fare video-conferenze o riunioni telefoniche.
A loro si è ribaltato il mondo ed ha subito un'accelerazione che potrebbe segnare una strada di non ritorno.
Mi auguro che, si la tecnologia ci aiuti, che il Virus ci abbia resi più consapevoli rispetto ad alcune cose (come le norme igieniche, la non superficialità nel trattare certe cose, piuttosto che la possibilità di dare delle priorità e delimitare le proprie giornate) ma d'altra parte mi auguro che ci permetta di ricordare quanto ci sia mancata l'aria aperta, il calore del sole, l'odore della pioggia, il contatto di un abbraccio o anche solo di una stretta di mano, che ci faccia ricordare quanto ci sono mancate le persone care, quante parole abbiamo detto a chi non vedevamo e che ci renda diversi e, in qualche modo, ci faccia fare un passo indietro, o avanti, verso una relazione più 'umana'. Non necessariamente così frequente (anche laddove non necessaria o evitabile) ma più di qualità.
Sento che questa potrebbe essere una grande opportunità per ribaltare alcune cose anche per via del senso di essenzialità che in alcuni ambiti si sono fatti spazio.
Vorrei decidere, almeno, per me stesso, che questa sia un momento di riflessione che mi aiuti a fare emergere la parte migliore di me a farmi evolvere verso una forma di me stesso che mi piaccia di più e che negli anni ho avuto la sensazione di avere perso e non avere più ritrovato.
In qualche modo questa necessità di stare fisicamente 'fermi' in un luogo vorrei mi desse, mi avesse dato il modo per riconoscere cosa vorrei tenere e cosa no.
Non ho molta fretta di 'uscire nel mondo', vorrei ancora un po' di tempo perché secondo me la fase di decelerazione non si è ancora completata. Avere più tempo per rendere più stabili e radicati gli appoggi che serviranno per 'ripartire'.
Un po' temo che questa per me sia una esigenza ma che sia qualcosa di cui avremmo realmente bisogno.
Non abbiamo avuto il tempo per fare sedimentare alcune cose e siamo già tutti sui blocchi di partenza per partire a mille e riperderci nel flusso delle cose che accadranno in un equilibrio che ancora non c'è, che non si è ricreato ed ho la sensazione che sia presto, troppo presto.
Fisso questi momenti in modo che possa un giorno anche tornare a rileggerli e vedere cosa è successo.
non corro ma
pedalo


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