...e venne il grande giorno


E la lunga notte.
 
Ore 16.30 suona la sveglia, puntata per evitare di presentarci alla partenza quando tutti son gia' andati. Iniziano i preparativi.

Il rito della vestizione e' sempre una delle cose piu' importanti. In uno sport come questo, dove vento e freddo sono due compagni di gara imprescindibili, ogni dettaglio e' fondamentale.
Mille dubbi su cosa mettere o non mettere. Quei dubbi che non dovresti proprio avere Il giorno della gara ma che ti attanagliano sistematicamente.

Foto di rito e via, sci in spalla verso la partenza con il cuore in gola.

Ammetto, l'emozione e la tensione sono a mille. Ancora adesso, mentre scrivo, sento i brividi di quel momento.

Entriamo nei cancelli, manca ancora mezz'ora. Abbiamo il tempo di guardarci intorno e notare che sono tutti veri atleti dai fisici possenti e le cosce larghe indice di km di dislivello. L'accento più noto a noi e' il bergamasco -nessun 'cittadino'- si conoscono tutti o quasi, hanno gia' fatto mille e più gare e l'attrezzatura e' tutto fuorche' approssimata e non tecnica.

Solo queste cose ci fanno dire:"beh, qualcuno deve pure arrivare ultimo!"
Non ci perdiamo d'animo, un abbraccio, un in bocca al lupo e il nostro "duriiiii" ci accompagnano allo sparo.
La partenza non è certo delle migliori, perdo lo sci tre volte nella ressa e nella concitazione della partenza.
Inevitabilmente perdo posizioni ma, soprattutto, perdo di vista Andrea che è il mio compagno di gara con cui per regolamento dovrò passare tutti i cancelli! 
Non mi perdo d'animo e ci ritroviamo quasi subito grazie a lui ovviamente!

Il ritmo è elevatissimo tanto che il mio pensiero mi fa dubitare della nostra consapevolezza nei nostri mezzi. Forse ci siamo sopravvalutati e così non arriveremo da nessuna parte. Si marcia forte (e nonostante questo nella classifica scopriremo che questo primo passaggio sarà uno dei nostri peggiori) ma trovo il tempo per alzare la testa al cielo ed urlare ad Andrea di guardare in alto.

Lui è talmente preso dal clima della gara che non capisce e quando finalmente sente quello che dico forse mi da del pazzo. Saliamo e arriviamo al primo muro ed alla prima crisi! Le gambe sono vuote, faticano a salire.
Lo confido ad Andrea che sembrava andare come un fulmine e che invece ha le mie stesse sensazioni.

Si va avanti. Per ora il freddo previsto non lo sentiamo ma è solo un illusione. Arriverà anche lui a farci compagnia. Lo so e semplicemente lo aspetto e nel frattempo approfitto della sua mancanza per concentrarmi sul ritmo. 

Prima discesa ed andiamo subito veloci come missili, rischiamo in qualche curvone ma superiamo tantissima gente. Siamo in anticipo sulla chiusura del cancello di circa 30'. Incredibile per me che pensavo di non riuscire nemmeno a passarlo. Sto abbastanza bene e dopo la discesa ho recuperato un po' di forze utili per cominciare la seconda salita...si va. 

Penso che le salite siano corte. Il fatto che ogni volta ci siano 'solo' 600-700mt di dislivello mi da questa convinzione. Purtroppo 600-700mt di dislivello a -20°C e fatti più di una volta diventano distanze infinite da calcolare e di cui intravedere la fine. Salgo, verso la fine del secondo muro sono davanti ad Andrea. 

Penso che lo stia facendo per aiutarmi psicologicamente a credere che sto andando bene. Alla fine scoprirò che non era così e che in realtà era un po' in difficoltà. Mi dispiaccio perchè nelle mie convinzioni non rallento, lo distanzio un poco e questo in una gara non è certo il massimo per il tuo compagno.

In ogni caso arriviamo anche alla seconda salita e ci si ributta a capofitto verso Canazei, continuiamo a recuperare posizioni anche se non sappiamo ancora che sarà l'ultima vera discesa tutta d'un fiato.
Canazei ci accoglie con il calore della gente. Si attraversa il paese e tutti ci incitano.
E' sempre una sensazione bellissima per la testa sapere che ci sono persone intorno che fanno il tifo per te anche se non ti conoscono. 
Iniziano i primi segni di cedimento. Ci impiego una vita a sfilare lo sci e danneggio un attacco senza accorgermene. Mettere le pelli diventa quasi un'impresa. 
Andrea chiede acqua e nel porgergli la borraccia (che invece lui ha perso senza accorgersene) cado in avanti. Sono segni di stanchezza, sono più di due ore che corriamo come matti nel freddo, tra le montagne e nella notte. Dovremmo essere consapevoli di questo ma andiamo avanti come se fossimo appena partiti.

Andrea mi chiede di aggangiarci per aiutarci. Sto talmente bene (o almeno così credo) che penso che voglia tirarmi e gli rispondo che non serve. In realtà dopo poco torna alla carica e capisco che forse è lui ad avere bisogno di me. Mi sembra così strano. Scoprirò solo poi che il cibo ingerito a quelle temperature, qualsiasi cibo, anche se lo hai testato mille e più volte in allenamento, diventa quasi impossibile da digerire a ritmi normali. 

Lo tiro per un po', purtroppo la corda gira dalla parte sbagliata dell'imbrago. La coscia sinistra è quella che mi duole di più insieme alla parte sinistra della schiena ma non ho nè la forza nè la voglia per cambiare. Il freddo si fa sentire, la notte diventa più buia. Incredibilmente e nonostante tutto lungo la pista ci sono molte persone a fare il tifo. Mi domando come facciano a resistere ma le apprezzo e ne apprezzo l'incitamento.
Ed ecco la crisi vera: dopo avere tirato per mezza salita Andrea, mi si affianca e poi mi supera. Non riesco a tenere il ritmo. Mi incita e mi dice che la salita è quasi finita, in verità anche lui è poco lucido e manca davvero molto. Qualcuno si ritira. Io fatico sempre più, mi metto al passo di Andrea e stringo i denti.

Mi dico che se passa questa salita poi è fatta. Mi accorgo che in alcuni passi tendo a perdere l'equilibrio. Ho paura di svenire. In queste gare ti accorgi di quanto possa fare il tuo corpo. Ogni passo è un movimento che cerchi di controllare, cerchi di calibrare le forze per non perdere nemmeno un briciolo di energia che ti sarà utile poi. Non dico nulla ad Andrea che capisce perfettamente la mia crisi ma che pensa che stia tenendo duro visto che il passo è ancora decorsoso. Arriviamo in cima al Passo Sella e c'è ancora molta gente ad accoglierci. Faccio il pieno di bevande calde e di nuovo in discesa.

Questa volta la discesa non sarà come ci aspettiamo. Gli sci non sono stati perfettamente sciolinati e non scorrono sulle pianure ed i falsi piani. Ci tocca usare le braccia ed arriva anche questa nuova difficoltà. Le spalle quasi si rifiutano di fare il gesto del 'passo spinta'.
Arriviamo a Selva. Ci siamo quasi! E' l'ultimo cancello, abbiamo ancora margine, c'è ancora molta gente. Dentro di me penso che davvero sia fatta. Ora a qualunque ritmo riusciremo a tagliare il traguardo.

Iniziamo l'ultima salita con questo pensiero. Sto facendo mente locale per ricordare come è fatta quest'ultima salita. Ho sciato per oltre una settimana da queste parti qualche settimana prima e alcuni punti li ricordo molto bene. Prima di riuscire a capire dove siamo vedo la cima della salita illuminata e chiedo ad Andrea se è quello il punto dove dobbiamo arrivare. In tutta risposta vedo che gira la testa indietro come per rifiutare il pensiero e mi urla di non guardare. Sarà una lunga salita e dopo poco riesco a ricordare come è fatto quel tratto di strada che mi manca ancora. Si, sarà lunga e durissima! L'ultimo tratto è un muro ripidissimo battuto costantemente dal vento. 
Mi concentro, uso tutta la mia capacità di tenere il ritmo. Ho fatto molte gare e so bene che quando sembra che il corpo non ne abbia più in realtà ha ancora energie da vendere. Uso la mia esperienza e la mia capacità per andare a prenderle. E' davvero difficile. Il buio non aiuta. Ci superano molte coppie, molte le superiamo.
Ormai siamo tutti al lumicino delle nostre energie ma c'è un lato bello anche in questo: sono sicuro che tutti noi troviamo la forza di andare avanti anche grazie a chi ci sta intorno. A volte qualcuno incita qualcun altro.

E' buio, calcolo quanto tempo ho percorso di quest'ultima salita e quanto tempo potrebbe mancare. Sembra davvero non finire mai. Stringo i denti e finalmente la vetta si avvicina. Andrea non tira più di tanto. Ogni tanto prendo qualche strattone quando proprio tendo a fermarmi. E' lì mi aiuta, anche lui è stanco morto ma non molla. So che siamo più vicini che mai. Correre queste gare con un amico è un grande aiuto. Ci si capisce molto e si entra in una sintonia unica che rimarrà anche dopo e che si rinsalderà gara dopo gara. 
La fiducia l'uno nell'altro è fondamentale e io continuo a metter uno sci davanti all'altro grazie a lui e per fare in modo che non si debba ritirare anche lui con me. Gli chiedo un paio di volte di fermarci un attimo per tirare il fiato ma il vento è troppo forte e rischiamo di raffreddarci troppo.

Arriviamo al punto che credo più duro ed invece si allunga la strada ma è 'quasi piana'. La cosa mi rinfranca e mi fa trovare altre e nuove energie per salire. Ci siamo quasi, la cima è li che ci guarda e ci aspetta. Finalmente ci siamo, il mio naso e la mia guancia destra sono bianche, Andrea me lo fa notare. Non le sento più. Un po' di preoccupazione che passa sfregando energicamente e bevendo tè caldo. 
Rimarrà il ricordo per qualche giorno visto che l'ustione da freddo si porterà via la pelle bruciata.

Tiriamo il fiato, ci siamo. Ci impiego un'eternità a ripartire ma è fatta. Manca solo la discesa (una quasi discesa soprattutto nella seconda parte) e Corvara ci riaccoglierà. Di nuovo a capofitto a superare le coppie che ci hanno passato in salita. Siamo veloci, nonostante tutto le gambe reagiscono e riesco ad andare tutto dritto. Più tardi mi accorgerò di avere fatto tutte le discese del Sellaronda senza fare una curva per rallentare e toccando punte di 80km/h. Non male per un vecchietto alle prese con una gara così lunga. 

La discesa è perfettamente incisa nella mia memoria e so già cosa ci aspetta negli ultimi metri e nonostante questo la fatica è molta. L'ultimo falso piano sembra un muro insormontabile ma ci siamo. Sento aprirsi il mio sorriso. Purtroppo non c'è il solito fotografo ad immortalare questo momento. Ormai è tardi, sono le 23.45 fa freddo e quel sorriso si apre a fatica per la totale mancanza di energie. Tagliamo il traguardo, ci spingono avanti e ci aprono sci e scarponi. Non siamo più in grado di fare un passo ma riusciamo ad abbracciarci.

E' una bella emozione quella dell'arrivo e si ripete ogni volta uguale ed inaspettata. Senza Andrea questa volta non ce l'avrei davvero fatta e sono ancora più felice del fatto che ci sia stato lui a sostenermi. Il locale caldo dove possiamo rintanarci è ancora pieno di atleti. La stanchezza, l'adrenalina ed il freddo hanno una tale presenza ed intensità nel mio corpo che non riesco a stare fermo. Trema la voce, tremano le mani e non ho il controllo del movimento. 
Le prime telefonate per avvisare che ci siamo, che siamo arrivati, che siamo vivi e che, si, nonostante tutto ce l'abbiamo fatta. Michele ride e ci prende in giro ma capisce la stanchezza. E' vero non ce lo ordina nessuno e sembra che stia parlando di due reduci di guerra. 

Per fortuna non è così. Parlo di un traguardo raggiunto con volontà, passione, amicizia e nonostante gli impegni quotidiani ci costringano a rincorrere cose ben diverse. Nonostante tutto siamo riusciti a dedicarci questa gara e a portarla a termine. Una prova per noi stessi che entra nella memoria per essere conservata e poterla raccontare agli amici, farsi dire che siamo pazzi e per ricordarci che questo è il tempo per noi e che questo tempo che lo siamo dedicato.

Ora non rimane che raggiungere l'albergo. Pensare di uscire al freddo non mi fa morire dalla voglia di rimettermi in piedi ma so che mi aspetta il caldo del piumone e della doccia. Praticamente crollo in un minuto dopo essermi spogliato e cacciato sotto due piumoni in attesa del mio turno per andare sotto l'acqua calda.
Sono spossato, mai sentito così dopo una gara, forse, ma sto già pensando a quanto è stato bello e alla prossima gara.

Una sana e lunga dormita, una colazione da fare impallidire i proprietari dell'albergo (che forse pensano ad un incremento della tariffa per recuperare le spese sostenute con noi! :-) e si torna a casa. Ci aspettano 4hr d'auto durante le quali continuiamo a tornare alla gara, a scambiarci pareri, opinioni e a parlare di come siamo stati. Siamo ancora più convinti che ci sarà una prossima gara e che non sarà l'ultima.
Siamo convinti che ci prenderemo dei pazzi ma siamo anche convinti che, anche attraverso queste prove, passa un'amicizia.

-corro (e, come è evidente, scio)

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