e che sia pulizia della lavagna
...come direbbe Andrea.
Ebbene, aveva ragione.
Abbiamo cominciato a parlarne per scherzo lo scorso anno quando ha scoperto della mia passione per lo sci e per la montagna e quasi a sfidarmi mi ha detto 'dovremmo andare a sciare insieme una volta, anzi no, dovrei portarti a fare sci alpinismo e sono certo che ti piacerà'.
Da lì non ne avevamo quasi più parlato. Poi scopro che la 'mia osteopata di fiducia' è una malata dello sci alpinismo al punto da partecipare ad un trofeo che avevo definito di 'malati mentali'. Mi raccontava di partenze da casa in orari improponibili per andare ad allenarsi al mattino.
Ne parlo nuovamente con Andrea e riparte la sfida. La gara è ogni due anni. Il mitico Trofeo Mezzalama. E' una gara che, quando mi hanno mostrato i filmati, mi ha fatto venire un po' di paura ma si sa, le sfide sono più belle quando sono pressochè impossibili.
Sfida aperta e si comincia a costruire...da zero. Mancano le basi, non so assolutamente nulla di tutto quello che dovrei sapere per andare in montagna dove non arrivano gli impianti di risalita e dove le piste non sono battute, meglio, non esistono.
Naturalmente insieme ai primi concetti si parte con la pianificazione.
Primo: si decidono gli obiettivi intermedi per arrivare al 2013.
L'11 Gennaio 2012 la prima gara in Austria.
Ci rendiamo conto che partecipare ad una gara senza avere nemmeno mai provato come si pratica questo sport sconosciuto è da pazzi. In realtà lo è anche con pochi allenamenti ma non ci fermiamo certo davanti a questi dettagli da niente.
Dopo qualche serata a capire i concetti principali, dopo l'acquisto dell'attrezzatura manca solo la neve.Attendiamo il momento che non arriva. Così se la montagna non va da Maometto ecco che siamo noi ad andare a cercare la neve.
Finalmente arriva il grande giorno. Cosa mi aspettavo? Non so. Di certo una grande fatica. Forse temevo peggio, forse temevo di non farcela.
Di certo non equivale a passeggiare. Di certo è andata meglio di quello che sospettavo nonostante il primo muro, i primi 700mt di dislivello in cui ho sofferto davvero molto. Ma anche in quel momento, anche mentre non capivo come rendere più efficiente il movimento, anche quando continuavo a scivolare, c'era freddo e il panorama non era così spettacolare, stavo già pensando alle uscite infrasettimanali. Si, quelle ad orari improponibili.
Salivo, mandavo accidenti e non vedevo l'ora di arrivare alla prima tappa e vedere aprirsi la montagna davanti a me. Vedevo il sole fare capolino e la mia testa cominciava a trovare i suoi spiragli, i suoi spazi.
Com'è andare in salita con gli sci? Faticoso, sicuramente.
A fine giornata, che in realtà avviene alle 13.30 (visto che la sveglia è suonata alle 5 e l'allenamento alle 8.30!), mentre affrontiamo le prime curve in auto, inizio a fare il mio solito resoconto silenzioso. Penso a come è andata, a quanto ho sofferto, a quello che ho visto a cosa devo fare per migliorare a come trovare gli spazi ed il tempo per allenarmi.
In ultimo lascio il pensiero che occupa sempre più tempo degli altri: come sono stato? come mi sentivo? cosa c'era nella mia testa? Le foto forse parlano per me.
Per la prima volta dopo mesi non pensavo a nulla se non a me stesso. C'ero solo io.
Aveva ragione quando parlava di 'pulizia della lavagna'. Il bello della corsa per me è che mi astraggo e, se lo sforzo non è troppo intenso, riesco a pensare 'diversamente'. Si attiva una sorta di pensiero laterale che mi porta a trovare soluzioni differenti da quelle a cui sarei arrivato normalmente. Se lo sforzo si fa intenso non penso quasi a nulla ma non arrivo a cancellare la 'memoria'. Il quotidiano rimane lì ad aspettarmi.
Non ne ho capito la ragione. Probabilmente è l'ambiente, l'aria, il fatto di essere anche fisicamente lontano dal quotidiano. Il fatto è che per 5 ora non è esistito null'altro se non quel gesto, quel momento. Di cosa abbiamo parlato? Beh, quando ne avevo il fiato parlavamo solo di quello che stavamo facendo. In realtà abbiamo parlato poco.
Anche il silenzio probabilmente ha fatto la sua parte.
Il vento, il sole, le cime bianche (purtroppo solo quelle), l'arrivo in vetta e la gioia di esserci.
Poi, giù, per tornare al punto di partenza in una discesa infinita e bella e sofferta come non mai. Di nuovo nel silenzio (dopo le prime curve in pista), di nuovo soli dove nessuno poteva arrivare. Assaporando la soddisfazione della salita ed il gusto di pianificare la prossima.
Per il momento non ho altre spiegazioni se non queste.
E, si, la lavagna era davvero pulita a fine giornata.
-Corro (e scio!)
Ebbene, aveva ragione.
Abbiamo cominciato a parlarne per scherzo lo scorso anno quando ha scoperto della mia passione per lo sci e per la montagna e quasi a sfidarmi mi ha detto 'dovremmo andare a sciare insieme una volta, anzi no, dovrei portarti a fare sci alpinismo e sono certo che ti piacerà'.
Da lì non ne avevamo quasi più parlato. Poi scopro che la 'mia osteopata di fiducia' è una malata dello sci alpinismo al punto da partecipare ad un trofeo che avevo definito di 'malati mentali'. Mi raccontava di partenze da casa in orari improponibili per andare ad allenarsi al mattino.Ne parlo nuovamente con Andrea e riparte la sfida. La gara è ogni due anni. Il mitico Trofeo Mezzalama. E' una gara che, quando mi hanno mostrato i filmati, mi ha fatto venire un po' di paura ma si sa, le sfide sono più belle quando sono pressochè impossibili.
Sfida aperta e si comincia a costruire...da zero. Mancano le basi, non so assolutamente nulla di tutto quello che dovrei sapere per andare in montagna dove non arrivano gli impianti di risalita e dove le piste non sono battute, meglio, non esistono.Naturalmente insieme ai primi concetti si parte con la pianificazione.
Primo: si decidono gli obiettivi intermedi per arrivare al 2013.
L'11 Gennaio 2012 la prima gara in Austria.
Ci rendiamo conto che partecipare ad una gara senza avere nemmeno mai provato come si pratica questo sport sconosciuto è da pazzi. In realtà lo è anche con pochi allenamenti ma non ci fermiamo certo davanti a questi dettagli da niente.
Dopo qualche serata a capire i concetti principali, dopo l'acquisto dell'attrezzatura manca solo la neve.Attendiamo il momento che non arriva. Così se la montagna non va da Maometto ecco che siamo noi ad andare a cercare la neve.Finalmente arriva il grande giorno. Cosa mi aspettavo? Non so. Di certo una grande fatica. Forse temevo peggio, forse temevo di non farcela.
Di certo non equivale a passeggiare. Di certo è andata meglio di quello che sospettavo nonostante il primo muro, i primi 700mt di dislivello in cui ho sofferto davvero molto. Ma anche in quel momento, anche mentre non capivo come rendere più efficiente il movimento, anche quando continuavo a scivolare, c'era freddo e il panorama non era così spettacolare, stavo già pensando alle uscite infrasettimanali. Si, quelle ad orari improponibili.Salivo, mandavo accidenti e non vedevo l'ora di arrivare alla prima tappa e vedere aprirsi la montagna davanti a me. Vedevo il sole fare capolino e la mia testa cominciava a trovare i suoi spiragli, i suoi spazi.
Com'è andare in salita con gli sci? Faticoso, sicuramente.
A fine giornata, che in realtà avviene alle 13.30 (visto che la sveglia è suonata alle 5 e l'allenamento alle 8.30!), mentre affrontiamo le prime curve in auto, inizio a fare il mio solito resoconto silenzioso. Penso a come è andata, a quanto ho sofferto, a quello che ho visto a cosa devo fare per migliorare a come trovare gli spazi ed il tempo per allenarmi.
In ultimo lascio il pensiero che occupa sempre più tempo degli altri: come sono stato? come mi sentivo? cosa c'era nella mia testa? Le foto forse parlano per me.Per la prima volta dopo mesi non pensavo a nulla se non a me stesso. C'ero solo io.
Aveva ragione quando parlava di 'pulizia della lavagna'. Il bello della corsa per me è che mi astraggo e, se lo sforzo non è troppo intenso, riesco a pensare 'diversamente'. Si attiva una sorta di pensiero laterale che mi porta a trovare soluzioni differenti da quelle a cui sarei arrivato normalmente. Se lo sforzo si fa intenso non penso quasi a nulla ma non arrivo a cancellare la 'memoria'. Il quotidiano rimane lì ad aspettarmi.
Non ne ho capito la ragione. Probabilmente è l'ambiente, l'aria, il fatto di essere anche fisicamente lontano dal quotidiano. Il fatto è che per 5 ora non è esistito null'altro se non quel gesto, quel momento. Di cosa abbiamo parlato? Beh, quando ne avevo il fiato parlavamo solo di quello che stavamo facendo. In realtà abbiamo parlato poco.
Anche il silenzio probabilmente ha fatto la sua parte.
Il vento, il sole, le cime bianche (purtroppo solo quelle), l'arrivo in vetta e la gioia di esserci.Poi, giù, per tornare al punto di partenza in una discesa infinita e bella e sofferta come non mai. Di nuovo nel silenzio (dopo le prime curve in pista), di nuovo soli dove nessuno poteva arrivare. Assaporando la soddisfazione della salita ed il gusto di pianificare la prossima.
Per il momento non ho altre spiegazioni se non queste.
E, si, la lavagna era davvero pulita a fine giornata.
-Corro (e scio!)


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