il fatto che ti agiti tanto non vuol dire che stai facendo bene la tua parte


tempo fa, non ricordo in quale libro, ho scoperto il significato dell'ammuina.
ha una radice storica che risale all'epoca Borbonica ed è bellissimo leggerne la spiegazione.

come per molti altri 'concetti' più o meno profondi noti dal passato ha una notevole attualità, più del previsto.

forse sono troppo 'sensibile' in questo periodo, forse che certe cose mi hanno sempre dato un grande fastidio ma è divertente vedere come e quanto ci agitiamo per far vedere che stiamo facendo il nostro 'compitino'.

il tipo di lavoro che faccio mi permette, mi obbliga, a lunghi tempi morti nella giornata, cui seguono, inevitabilmente, momenti molto intensi. cerco di ottimizzare i tempi morti e di non rendere estenuanti quelli intensi. le tecnologie che abbiamo a disposizione in questo periodo, le famose armi a doppio taglio, consentono di gestire meglio queste fasi.

il 'blackberry' una di queste armi, croce e delizia di noi viaggiatori indomiti, per me ha grandi vantaggi (se utilizzato con criterio). ma, oltre a permettermi di leggere le email mentre mi sposto durante il giorno mi concede di capire quanto molte siano inutili. e mi concedo di osservare che l'uso smodato della tecnologia ci fa perdere il senso della realtà.

non spostiamo più la pila di carta da un angolo all'altro della scrivania, ora spostiamo email.
nel momento in cui abbiamo premuto il tasto invio pensiamo di avere fatto il nostro dovere.
non guardiamo a quello che abbiamo scritto, a chi lo abbiamo scritto, come e alla sua utilità. eseguiamo, punto.
il risultato sono decine e decine di messaggi per i quali abbiamo speso del tempo prezioso e che probabilmente nessuno leggerà mai.
non sono in grado di fare una statistica puntuale. penso che circa un decimo dei messaggi che ricevo siano realmente utili.

penso a tutte le cose che si potrebbero fare anzichè non comunicare attraverso questi 'preziosi' strumenti dell'era moderna che dovrebbero renderci più efficienti ma che nella realtà enfatizzano la nostra difficoltà di dare la giusta importanza, la giusta priorità alle cose e di prenderci le dovute responsabilità.

il risultato, per quel che osservo, è una comunicazione farraginosa, sbrigativa, non curata e dall'italiano spesso zoppicante e una insensata mole di ore di 'lavoro' passata a fare il nulla totale.

provo a pensare a come doveva essere in passato, senza questi mezzi e forse lavoravamo meno ore proprio per questo. passavamo meno ore sul posto di lavoro perché eravamo più efficienti. mi viene da pensare solo a questo.

sto provando a dedicare meno ore all'attività puramente lavorativa, a mettere un filtro e la cosa che mi sorprende è che non lavoro meno ma meglio. non mi perdo nelle cose inutili, leggo quello che è indispensabile, non mi soffermo su tutto ciò che è 'ammuina' e tiro dritto pensando solo a quello che devo fare. limitato? forse ma non disperdo ore nel nulla, ore che mi rimangono per molte altre attività ben più interessanti.

mi sorprende anche come questo esperimento di filtro mi faccia scoprire quanto poco in realtà si lavori e quante poche cose si facciano in una giornata se ci si fa coinvolgere dal 'vortice'. mi vergogno ad ammettere che tutto questo stress in cui ci troviamo ce lo creiamo. a guardarmi da fuori mi sento quasi un nullafacente e questo amplifica il mio senso di vergogna quando mi confronto con persone che trovo capaci, preparate e piene di voglia di fare ma che stentano loro malgrado a trovare una collocazione all'altezza delle loro aspettative e capacità.

me ne vergogno per me stesso e mi innervosisco nel vedere quante altre persone siano convinte di 'lavorare' durante il giorno e di meritare di più solo perché spostano migliaia di parole da una casella email ad un'altra.

nella banalità del mio pensiero trovo tutto questo semplicemente ingiusto ed assurdo.

il senso di inadeguatezza che ho permane. inadeguato rispetto a questo mondo che va al rovescio.
h18.00: ho letto e visto tempo sprecato a sufficienza anche oggi.

-corro

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