1 settembre - anno zero

una lunga pausa. un po' di silenzio. luglio è stato un mese intenso e difficile.
iniziato molto bene con un'ottima notizia, meglio, una non notizia che avrebbe potuto cambiare in peggio la vita. dissolto il pensiero in un assolato sabato mattina.
il tempo di fare il pieno del nettare preferito ed eccoci tuffati in una nuova dimensione.
si, vero, non è la stessa cosa. si dice sempre che l'importante è la salute (si e che non esistono più le mezze stagioni e che la gente va in galera per avere rubato una mela ma se ammazzi una persona...) e questa volta non è una questione di salute, però.
quasi 3 anni fa ho creato questo mio spazio che condivido con alcuni in modo più o meno consapevole. sapere che qualcuno possa passare di qui e leggere, qualcuno con cui condividere in qualche modo il pensiero è uno stimolo in più per non smettere.
'svolgere' il mie pensieri in parole mi ha aiutato in passato a mettere ordine a ridare senso alle cose e a trovare le giuste priorità. mi dispiace quando mi rendo conto di non trovare il tempo per farlo.
è dannoso per me. il mio cervello e la scatola cranica che lo ospita evidentemente sono troppo piccoli per tutto quello che passa da quelle parti. traffico intenso come in una mattina qualsiasi sul raccordo.
le mie parole scorrono semplici e forse un po' banali e confuse. ma mi piace e il pensiero si affina e con lui le parole e le idee.
da qui ad un mese molto potrebbe essere cambiato. da qui a tre mesi sicuramente lo sarà. volente o nolente dovrò mettermi in gioco, intanto mi sento come il ragazzo bocciato.
ecco a cosa serve scrivere. eccolo lì.
torno agli inizi degli anni '80. 'il ragazzo è intelligente ma non si applica' e così via a ripetere anni di scuola e poi a prendere i 9 i 10 e a dirsi 'mai più, non avrete mai più la mia pelle e il mio tempo'.
ecco come mi sento. da giorni mi ripeto che la sto vivendo come una sconfitta personale.
è la parola 'bocciato' che rimbomba nella mia testa e che vedo scritta sul tabellone in rosso.
probabilmente non è così, me lo ripetono in molti. il mio 'fratellone' me lo ha detto come sempre in modo chiaro e senza troppi giri: 'non sei un diplomatico, in fin dei conti è quello che volevi'.
per ora la parola rimbomba e io mi ci 'crogiolo' nella mia morte apparente.
una gran confusione. notti disturbate da sogni di stanzoni pieni di carne insanguinata lasciata a macerare all'aria aperta.
tante parole, tante cose accadono, tanti modi di vedere la stessa cosa e di interpretarla. il ronzio rimane, la parola in rosso anche.
avrò la forza dei miei 14 anni? saprò rialzarmi?

ovviamente
corro.

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