rabbia

o epatite.
fegato dolorante, testa pulsante, per risolvere una piccola cosa bisogna costruirne un milione.
le aziende chiudono, le persone sono in cassa integrazione, in ferie forzate, in mobilità, trasferimento dell'unità produttiva in repubblica ceca, no in cina, no in india, no in cile, in argentina.
università, studi, grandi numeri, strategie, chissà cosa farò da grande, cosa inventerò, cosa scorpirò, in cosa sarò bravo. 

finalmente, dopo tanto 'arrancare', si apre un spiraglio, una piccola apertura che guarda avanti, nel tuo futuro e chissà quali grandi prospettive.
forse non sono proprio tutti talenti, forse c'è anche qualche essere umano e allora mi tranquillizzo, mi sento un po' più all'altezza del compito, forse potrò imparare con meno fatica dagli altri perchè meno lontani del previsto.
intanto le prospettive si allontanano, complice anche la bolla di internet del 2000, i talentimeno talenti; persone normali, protette da una immensa campana; un filtro dove tutto ciò che viene dall'esterno viene ridimensionato, i guai, i problemi rimangono all'esterno.
bravo chi è stato capace di creare un impero che riesce a vivere 'di rendita' a distanza di decenni.
e non riesco a capire come possa reggersi in piedi, come è possibile? 

la famosa mano invisibile di adamo (smith) è forse una teoria adattabile anche alle aziende? può darsi, ma ci vorrà pure una guida valida? forse c'è quella? non so, non capisco, non ci riesco. 
intanto il tempo passa ed eccola la vera mano invisibile.

forse mi sbagliavo, forse no, di sicuro quello che penso, che sono lo devo anche all'ambiente che vivo. di sicuro non 'sputo' nel piatto in cui mangio, non sarebbe corretto. di sicuro le strade possono essere diverse da quelle che ci si aspettava fossero.

dice qualcuno che l'intelligenza sta anche nel sapere tornare sui propri passi e nell'accettare la contraddizione. credo che, intelligenza a parte, questa teoria faccia al caso mio.

corro.

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