be focused
quasi un altro mese dall'ultimo mio post. il tempo è assorbito involontariamente da altro.
le energie sono quelle che sono e il tempo anche.
l'equazione è piuttosto semplice. nonostante i miei tentativi di far stare 1000 cose tutte insieme in un'unità di tempo indefinitamente piccola il tempo rimane una delle variabili non mutabili.
durante i mesi che hanno preceduto la maratona ho apprezzato e scoperto la mia capacità di darmi delle priorità, delle tempistiche e degli obiettivi da raggiungere. la maratona, per quanto possa essere considerato un puro esercizio fisico, richiede, oltre all'impegno fisico, una organizzazione e pianificazione puntuale.
una delle critiche che mi sono spesso sentito fare deriva dalla mia incapacità di dire no, dalla mia eterna disponibilità nei confronti di tutti.
mi guardo intorno e, lo so che non dovrebbe essere questo il metro per misurare le proprie azioni, mi rendo conto che non funziona così. una amica qualche tempo fa (quasi un anno fa annina?), in modo molto gentile nel farmi una critica, mi diceva che io non appartengo a questo mondo.
capita che mi dia del fesso solo per non essere stato in grado di dire a qualcuno:'scusa non posso, sto uscendo' e mi fermo anche per due ore in ufficio quando avevo deciso sin dal mattino che quelle due ore dovevano essere per me. poi, uscendo, ci ripenso e mi dò dell'idiota. soprattutto quando poi accade che sia io a provare a fermare una persona per qualche minuto e la risposta è sempre la stessa e sembrano tutti sempre così di corsa.
no, non ho delle ragioni più o meno nobili per esigere che le persone siano più disponibili con me. non sono convinto che sia giusto così; mi piacerebbe ci fosse un pò di flessibilità e disponibilità da parte di tutti. non è così.
non dovrebbe essere un dò ut des ma, quando penso a tutto quello che lascio indietro di 'mio', mi dico che dovrei imparare almeno un pizzico di quello che vedo.
martedì e mercoledì solo in viaggio per lavoro. giovedì stravolto dal viaggio e dalla lunga giornata, finalmente venerdì, un incontro decisivo e poi uscirò presto per dedicarmi la serata. tutto all'aria perchè non c'è tempo bisogna fare fare fare. il gioco non ne vale la candela come al solito. finalmente arrivo a casa, tardi, e crollo. avrei un milione di cose che vorrei fare.
sabato mattina, finalmente un'ora per la mia corsa. i battiti stanno 'tornando giù', le gambe girano bene, purtroppo il solito muscolo che duole continua a farsi sentire. penso ai mesi di preparazione alla maratona, mi compiaccio ancora una volta di quanto sono stato bravo. a quello che ho imparato in quei mesi e che ora sto invece disimparando.
finalmente, dopo qualche settimana di stop e dopo qualche tentativo di ripresa, ci siamo, si riparte. maratona e quotidianità. in parallelo. maratona come affermazione della mia volontà ed una conferma della capacità di essere 'focalizzato'.
finalmente davvero
corro.
le energie sono quelle che sono e il tempo anche.
l'equazione è piuttosto semplice. nonostante i miei tentativi di far stare 1000 cose tutte insieme in un'unità di tempo indefinitamente piccola il tempo rimane una delle variabili non mutabili.
durante i mesi che hanno preceduto la maratona ho apprezzato e scoperto la mia capacità di darmi delle priorità, delle tempistiche e degli obiettivi da raggiungere. la maratona, per quanto possa essere considerato un puro esercizio fisico, richiede, oltre all'impegno fisico, una organizzazione e pianificazione puntuale.
una delle critiche che mi sono spesso sentito fare deriva dalla mia incapacità di dire no, dalla mia eterna disponibilità nei confronti di tutti.
mi guardo intorno e, lo so che non dovrebbe essere questo il metro per misurare le proprie azioni, mi rendo conto che non funziona così. una amica qualche tempo fa (quasi un anno fa annina?), in modo molto gentile nel farmi una critica, mi diceva che io non appartengo a questo mondo.
capita che mi dia del fesso solo per non essere stato in grado di dire a qualcuno:'scusa non posso, sto uscendo' e mi fermo anche per due ore in ufficio quando avevo deciso sin dal mattino che quelle due ore dovevano essere per me. poi, uscendo, ci ripenso e mi dò dell'idiota. soprattutto quando poi accade che sia io a provare a fermare una persona per qualche minuto e la risposta è sempre la stessa e sembrano tutti sempre così di corsa.
no, non ho delle ragioni più o meno nobili per esigere che le persone siano più disponibili con me. non sono convinto che sia giusto così; mi piacerebbe ci fosse un pò di flessibilità e disponibilità da parte di tutti. non è così.
non dovrebbe essere un dò ut des ma, quando penso a tutto quello che lascio indietro di 'mio', mi dico che dovrei imparare almeno un pizzico di quello che vedo.
martedì e mercoledì solo in viaggio per lavoro. giovedì stravolto dal viaggio e dalla lunga giornata, finalmente venerdì, un incontro decisivo e poi uscirò presto per dedicarmi la serata. tutto all'aria perchè non c'è tempo bisogna fare fare fare. il gioco non ne vale la candela come al solito. finalmente arrivo a casa, tardi, e crollo. avrei un milione di cose che vorrei fare.
sabato mattina, finalmente un'ora per la mia corsa. i battiti stanno 'tornando giù', le gambe girano bene, purtroppo il solito muscolo che duole continua a farsi sentire. penso ai mesi di preparazione alla maratona, mi compiaccio ancora una volta di quanto sono stato bravo. a quello che ho imparato in quei mesi e che ora sto invece disimparando.
finalmente, dopo qualche settimana di stop e dopo qualche tentativo di ripresa, ci siamo, si riparte. maratona e quotidianità. in parallelo. maratona come affermazione della mia volontà ed una conferma della capacità di essere 'focalizzato'.
finalmente davvero
corro.

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