disquisizioni su orgoglio e dignità
Mi è capitato di pensare a quante delle cose faccia e dica siano dettate da orgoglio e/o dignità.
Ho avuto molte volte il dubbio che il mio orgoglio fosse troppo superiore alla mia dignità e non mi permettesse di agire in modo libero. D'altra parte ho sempre pensato che l'orgoglio abbia a che fare più con il quotidiano e che la dignità sia un sentimento e quindi qualcosa di più profondo, non per nulla si parla di 'dignità umana', e che quindi il mio modo di agire poco avesse a che vedere con la dignità. Oppure che la dignità comunque non sia mai stata messa in discussione per via del fatto che stessi ascoltando la voce dell'orgoglio.
Di questi giorni una discussione che ha toccato nuovamente l'argomento e che mi ha lasciato perplesso e con il quale si sono mischiati i due concetti. Il mio lavoro lo faccio e lo porto a termine anche per orgoglio, faccio tutto ciò che devo fare andando oltre gli orari, oltre l'obiettivo, cercando la perfezione anche (e forse soprattutto) per orgoglio.
Qualcuno ha obiettato che a tutto c'è un limite e che questo limite è la dignità.
Mi domando: intacca la mia dignità cercare di fare bene la mia parte, il mio dovere, ciò per cui sono pagato anche facendo più del 'dovuto' e del 'necessario' ma senza mai arrivare a condizioni che veramente intaccano la mia 'dignità' ovvero senza mai autoridurmi in schiavitù? è dignitoso comportarsi, come è capitato di vedere, in modo irrispettoso per uno scopo personale e privato, mettendo in atto 'progetti' volti a ledere l'azienda ed il prossimo a trovare una soluzione per se stessi?
Non è forse questo un atteggiamento che va ad intaccare la propria dignità oltre che a imporre di mettere a tacere il proprio orgoglio (sempre che ce ne sia uno)?
Volendo accomunare i due 'concetti' è forse più plausibile pensare che orgoglio e dignità vanno di pari passo?
si vede che in questi giorni non corro, non riesco a districarmi nelle mie pippe mentali.
corro. prima o poi.
Ho avuto molte volte il dubbio che il mio orgoglio fosse troppo superiore alla mia dignità e non mi permettesse di agire in modo libero. D'altra parte ho sempre pensato che l'orgoglio abbia a che fare più con il quotidiano e che la dignità sia un sentimento e quindi qualcosa di più profondo, non per nulla si parla di 'dignità umana', e che quindi il mio modo di agire poco avesse a che vedere con la dignità. Oppure che la dignità comunque non sia mai stata messa in discussione per via del fatto che stessi ascoltando la voce dell'orgoglio.
Di questi giorni una discussione che ha toccato nuovamente l'argomento e che mi ha lasciato perplesso e con il quale si sono mischiati i due concetti. Il mio lavoro lo faccio e lo porto a termine anche per orgoglio, faccio tutto ciò che devo fare andando oltre gli orari, oltre l'obiettivo, cercando la perfezione anche (e forse soprattutto) per orgoglio.
Qualcuno ha obiettato che a tutto c'è un limite e che questo limite è la dignità.
Mi domando: intacca la mia dignità cercare di fare bene la mia parte, il mio dovere, ciò per cui sono pagato anche facendo più del 'dovuto' e del 'necessario' ma senza mai arrivare a condizioni che veramente intaccano la mia 'dignità' ovvero senza mai autoridurmi in schiavitù? è dignitoso comportarsi, come è capitato di vedere, in modo irrispettoso per uno scopo personale e privato, mettendo in atto 'progetti' volti a ledere l'azienda ed il prossimo a trovare una soluzione per se stessi?
Non è forse questo un atteggiamento che va ad intaccare la propria dignità oltre che a imporre di mettere a tacere il proprio orgoglio (sempre che ce ne sia uno)?
Volendo accomunare i due 'concetti' è forse più plausibile pensare che orgoglio e dignità vanno di pari passo?
si vede che in questi giorni non corro, non riesco a districarmi nelle mie pippe mentali.
corro. prima o poi.

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