silenzi, sguardi e parole.

mi piace, la sera, fare un resoconto della giornata, tornare sui miei pensieri, le mie preoccupazioni, i problemi che ho risolto e quelli ancora da risolvere. si apre il libro dei miei pensieri, vedo aprirsi la pagina bianca dedicata alla giornata e la mia mente comincia a scrivere, a cercare di metter in ordine nella confusione della mia mente. credo che la mia mente voli tutte le sere da anni verso questa pagina, che normalmente si conclude con un bilancio, una preghiera ed un pensiero che va verso i miei angeli custode.
normalmente riesco a fare solo un pò di ordine e mi rimangono tanti dubbi, tante domande, tanti pensieri da condividere. poi, la mattina, vorrei poter condividere tutto ciò, confrontarmi e trovare risposte, scioglieri dubbi, capire se e fino a dove sono solo fissazioni personali, andare avanti e metter ancora un pò d'ordine nella mia mente e partire per una nuova giornata con tutta l'energia accumulata.
si dice che il silenzio valga più di mille parole. per natura fatico a comprendere questo adagio. lo comprendo solo in parte. o forse non lo voglio comprendere. soprattutto non lo comprendo quando sono in cerca di un confronto. il silenzio varrà anche più di mille parole ma non si dice anche che 'domandare è lecito rispondere è cortesia'?
non è tuttavia la cortesia ciò che cerco. è piuttosto la possibilità di comunicare senza sentirmi noioso, senza che sia un obbligo, perchè è piacevole parlare e confrontare i propri pensieri per capirsi, per conoscersi.
il silenzio è bello quando funziona tutto a meraviglia, quando uno sguardo dice tutto, quando c'è armonia, pace, serenità, quando tutto è lampante e lo sguardo basta a se stesso e colma ogni angolo dello spazio che ti divide dall'altra persona.
in altre situazioni il silenzio è, per me, tristezza, cose non dette, fonte di malintesi, sfiducia, negatività in ogni sua forma e che conduce al nulla.
in questo caso lo spazio si riempie e diventa come una muraglia, una barriera sempre più spessa, più alta e robusta e che, con il passare del tempo, diventerà sempre più insormontabile.
fatico a stare in silenzio, fatico a guardare il muro alzarsi, fatico ad accettare l'impotenza davanti a qualcosa così fortemente contro i miei pensieri, la mia idea di vita in comune.
in questi casi provo a frenare il muro, ad arginarlo, provo a scalarlo, provo a minarne le fondamenta, provo ad aggirarlo, provo a trovare un modo affinchè il muro rimanga alle mie spalle e non di fronte a me.
provo in tutti i modi, con milioni di parole, con la forza di volontà, con l'ottimismo, con la provocazione, con la dolcezza, con le domande, con la tutta la forza comunicativa e fisica, fino a quando capisco che il muro è più forte di me e non posso fare nulla per vincere.
a quel punto mi volto, lo metto alle mie spalle e cammino in un'altra direzione.
verso il nulla.

ci sono due forze contrapposte che conducono la battaglia (o la guerra); decidere per la 'lotta' o per il 'ritiro'. La prima è una forza che prende energia dall'amore, dalla voglia di vedere cosa c'è oltre, oltre la difficoltà. l'altra è di segno opposto la cui energia è generata dalla trasformazione dell'amore in rassegnazione e sconforto.

non è ancora tempo per la trasformazione. il muro è ancora basso e sottile. è ancora tempo per la lotta, c'è ancora lo spazio per andare al di là, per dirimere i dubbi, per fare domande e trovare risposte, per far scorrere le parole, per mettere ordine nella testa, per dare luce alla giornata, per fare si che lo sguardo torni a riempire la stanza.

è tutta una questione di silenzi, sguardi e parole.

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